
Il nuovo polo di accoglienza si inserisce nella campagna veneta come un’architettura radicata nel paesaggio, dove natura e tradizione definiscono il carattere del luogo. Il progetto nasce dalla reinterpretazione del casone, tipologia vernacolare propria di questo contesto rurale e già presente nel complesso esistente della cantina, di cui diventa simbolo contemporaneo.
L’edificio è pensato per integrarsi con l’ambiente agricolo attraverso forme riconoscibili e materiali naturali, capaci di dialogare con il paesaggio senza mimetizzarsi. L’architettura non si impone, ma costruisce una relazione equilibrata con il contesto, rafforzando l’identità del luogo e del sistema di edifici esistenti. Il nuovo volume ospita le funzioni di accoglienza e servizio e si pone in continuità visiva e funzionale con il complesso della cantina, diventandone estensione naturale. In pianta, l’edificio assume una configurazione a T, organizzata attorno a una hall centrale dalla quale si diramano tre bracci, ciascuno dedicato a una specifica esperienza. Il braccio commerciale accoglie lo spazio vendita; quello esperienziale ospita le aree dedicate alla degustazione e agli eventi; il braccio ricettivo è destinato all’ospitalità, con una piccola area wellness al piano terra e camere al primo piano. Qui, una grande vetrata continua si apre verso il paesaggio, offrendo viste panoramiche sulle vigne e sul cielo, trasformandosi allo stesso tempo in lucernario e dispositivo di luce.
La forma dell’edificio genera una chiara articolazione anche degli spazi esterni, suddivisi in tre ambiti principali: l’area degli ingressi, condivisa tra fabbricati esistenti e nuovo polo, con i parcheggi; l’area del verde pubblico ed eventi, strutturata come parco naturalistico che si estende tra le vigne; e l’area privata, riservata agli ospiti delle camere, con piscina e spazi di relax. Dal punto di vista materico, l’edificio è caratterizzato da un volume in calcestruzzo a vista in corrispondenza dell’ingresso, pensato come elemento di soglia e riconoscibilità. I bracci sono invece rivestiti in legno carbonizzato nero, scelta che conferisce durabilità alla facciata e rafforza il legame con la materia naturale. La copertura in lamiera rossa stabilisce una continuità visiva con il “Decagono”, edificio esistente destinato agli uffici e attuale simbolo della cantina. Aperture puntuali e calibrate scandiscono i fronti, incorniciando il paesaggio e costruendo relazioni visive con gli altri edifici del complesso, in un dialogo costante tra architettura, natura e esperienza.